Dieci giorni di me e di Ghost: prime impressioni

Come ho avuto forse modo di accennare in un post di pochi giorni fa, da un po’ di tempo sto provando ad utilizzare Ghost come sistema di blogging per un sito web di test. A distanza di quasi due settimane penso di poter dare una prima opinione su questo software e magari confrontarlo con altre soluzioni. Preciso che mi sto riferendo ad una installazione self hosted di Ghost, e non al servizio di hosting commerciale (SaaS) offerto dalla stessa piattaforma.

Partiamo dagli aspetti positivi.

  1. Velocità: un sito/blog fatto con Ghost è estremamente veloce, soprattutto se confrontato con alternative come WordPress o altre soluzioni realizzate in PHP. Quando aprite una pagina di un sito Ghost, i tempi di caricamento sono veramente ridotti e si ha quasi l’impressione di visitare un sito web statico.
  2. Facilità d’uso: gestire un blog Ghost è molto semplice, il setup del sito è limitato alla scelta di poche opzioni e l’interfaccia per scrivere articoli e pagine è abbastanza intuitiva. In principio l’editor prevedeva Markdown puro, ma recentemente sono state aggiunte le cosiddette dynamic cards che permettono di inserire facilmente immagini e di integrare contenuti esterni (video da YouTube, post dai vari social networks, ecc.).
  3. SEO: quando si configura il sito, o quando si scrivono singoli articoli e pagine, c’è la possibilità di gestire abbastanza nel dettaglio i parametri per la Search Engine Optimization, senza la necessità di ricorrere a plugin specifici.
  4. Integrazioni: la piattaforma offre nativamente la possibilità di interfacciarsi con alcuni dei più noti servizi, come quelli per la gestione delle newsletter (Mailchimp), dei commenti (Disqus e altri), dell’automazione (Zapier, GitHub), della analisi del traffico (Google Analytics, Plausible) e molti altri.

Tutto sommato, queste caratteristiche risultano essere abbastanza appetibili per chi volesse gestire e pubblicare i propri contenuti, magari per raccogliere anche un seguito di utenti da convertire in subscription a pagamento per offrire ulteriori contenuti “pro” e quindi monetizzare questa attività.

Ma siccome non è tutto oro quel che luccica, veniamo ora agli aspetti meno positivi.

  1. Installazione: Ghost è un software che, per funzionare, ha bisogno di Node.js. Non so se esistono provider di hosting Node, ma se esistono sono sicuramente meno numerosi e più costosi del classico shared hosting PHP. Pertanto, se volete installare Ghost vi servirà probabilmente un VPS, e oltre alla gestione della piattaforma di blogging vi toccherà accollarvi anche il costo e la gestione sistemistica del server. Sempre che qualcun’altro non lo faccia al posto vostro, magari gratis.
  2. Commenti: come detto, Ghost prevede l’integrazione con diversi servizi per la gestione di commenti, ma non ha un suo sistema di commenti nativo. Questo significa che dovrete affidarvi a un servizio esterno per raccogliere e gestire i commenti ai vostri contenuti. Va da sé che, oltre ad un ulteriore costo, dovrete accettare di cedere ad altri anche i dati dei vostri visitatori, che potrebbero storcere il naso. L’alternativa sarebbe quella di mettere in piedi un sistema self hosted anche per i commenti (ad esempio con Discourse o NodeBB), con l’ulteriore carico di risorse, complessità e tempo per la sua gestione.
  3. Layout: anche se l’uso delle dynamic cards ha un po’ semplificato le cose, riuscire a organizzare i propri contenuti usando layout un po’ più complessi del normale richiede una certa familiarità almeno con CSS e HTML. In poche parole, scordatevi di poter fare tutto con l’editor in modalità WYSIWYG.
  4. Estensibilità: Ghost non prevede dei plugin nel senso comune del termine. Funzionalità aggiuntive si ottengono tramite le cosiddette integrazioni. Abbiamo visto che ne esistono alcune già pronte all’uso, ma il loro numero è ancora piuttosto limitato, soprattutto se confrontato con la quantità sterminata di plugin disponibili per WordPress.

Alternative

Dopo aver ragionato e fatto un bilancio dei pro e dei contro, magari arriverete alla conclusione che Ghost può fare al caso vostro. Ma se così non fosse, si possono prendere in considerazione delle alternative.

Chiaramente di soluzioni e di software per la pubblicazione di blog e siti web ce ne sono a bizzeffe, e anche la possibilità di ricorrere ad una soluzione fatta in proprio non va esclusa. Tuttavia in questo mio breve articolo ne prenderò in considerazione soltanto due.

WordPress

WordPress non ha bisogno di presentazioni: è la piattaforma per la realizzazione di siti e blog più usata al mondo. È adatto a pubblicare siti di qualsiasi genere, dal blog della signora Pina che ama mostrare al mondo i suoi lavori all’uncinetto, fino ai più grandi siti di news o di e-commerce. Alternative a WordPress, più o meno usate, sono Joomla, Drupal, TextPattern e molte molte altre. Il fatto di essere scritto in PHP rende WordPress installabile su qualsiasi servizio di hosting condiviso, anche il più economico, e l’installazione è alla portata di tutti (senza contare l’esistenza di installer automatizzati che fanno tutto da soli).

Jekyll

Jekyll, al contrario, è un generatore di siti statici scritto in Ruby, particolarmente indicato per la realizzazione di blog. Un generatore di siti statici è un software che potete usare sul vostro computer e che, prendendo in input una configurazione e dei contenuti (ad esempio pagine e articoli, generalmente scritti in Markdown) produce un sito web statico che per essere servito non necessita di alcun tipo di backend, né di un database. Il sito così realizzato può essere ospitato ovunque, basta un semplice server web. Altri generatori di siti statici sono, ad esempio, Hugo (scritto in Go) e Gatsby.

GhostWordPressJekyll
Richiede supporto backend?Node.jsPHPNessuno
Richiede database?No
Self hosted
Facilità d’uso975
Velocità sito8610
SEOIntegratoTramite pluginManuale
Gestione commentiTramite integrazioniNativoTramite integrazioni
Supporto multi autoreSì (manuale)
Temi e layout complessiDifficileFacileMedio
Estensibilità5107
Facilità di gestione6810
Confronto tra Ghost, WordPress e Jekyll

Conclusioni

Quella che ho riportato è un’impressione basata esclusivamente sulla mia esperienza, quindi non prendetela come la verità assoluta. In conclusione mi sento di dire che la piattaforma di blogging/publishing perfetta non esiste. Per ogni situazione c’è quella che può essere più o meno adatta, ma tutte quante richiedono una certa dose di esperienza, lavoro e ottimizzazione per raggiungere il risultato desiderato. L’importante è non fossilizzarsi su un solo prodotto perché magari è quello che si conosce meglio, ma bisogna sempre esplorare, sperimentare e valutare le alternative.

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