Paradossi

Sulla difficoltà e, a volte, l'incapacità di comunicare efficacemente quello che si pensa e che si vorrebbe dire agli altri.

Ho diversi nomi a dominio, una dozzina circa. A parte quello che state visitando (verolinux.org), tutti gli altri sono il frutto di idee geniali durate il tempo di un caffè (o magari di un weekend, va).

Di tanto in tanto apro un blog su una delle tante piattaforme SaaS disponibili, solitamente WordPress.com, ma poi ci ripenso e chiudo tutto.

Dopo diversi anni e tanto tempo sprecato, la mia conclusione è la seguente:

È inutile avere tanti siti o blog, se poi non si ha nulla da comunicare.

Altra storia è quando si hanno molte cose da dire ma non si trova il tempo per scriverle. In questo caso è utile cercare di riorganizzare il proprio tempo, riducendo le distrazioni, magari affidandosi a qualche strumento o metodo specifico che possa dare un aiuto in tal senso.

Ma la cosa più brutta, e che mi riguarda personalmente, è quando si hanno un sacco di idee e di cose da spiegare o raccontare e si è incapaci di farlo.

Trovare la forma adeguata e le parole giuste è tutt’altro che facile o banale. Non basta avere qualcosa da dire, bisogna anche saperlo dire (o scrivere), altrimenti sono parole al vento che, non di rado, rischiano anche di essere fraintese.

In questi casi, purtroppo, si finisce quasi sempre col rinunciare ad esprimersi. Si abbozzano articoli o discorsi che, dopo un po’, finiscono inesorabilmente nel cestino.

La forma e la sostanza

È vero, lo ribadisco: se non si ha nulla da dire o non si è capaci di farlo, è inutile disporre del tempo e dello spazio. Un CMS (content management system) bello, sofisticato e potente non serve a niente se non è popolato di contenuti all’altezza.

Però è anche vero che uno strumento che funziona bene può essere di aiuto e stimolare la vena creativa dell’autore.

Di CMS ce ne sono a dozzine, più o meno complessi, più o meno user friendly, più o meno costosi. Alcuni si possono installare su hosting condivisi, altri richiedono accesso alla shell del server per essere installati e gestiti, altri ancora sono offerti come SaaS (software as a service).

Tra tutti, probabilmente il più conosciuto e utilizzato è il caro vecchio WordPress. Tuttavia ci sono delle alternative altrettanto flessibili e adattabili al proprio scopo.

Tra le alternative a WordPress, quello maggiormente in voga attualmente è Ghost, un software scritto in JavaScript ed eseguito tramite NodeJS.

Al di là dello strumento che si sceglie per la pubblicazione dei propri contenuti, ci sono alcune caratteristiche fondamentali che non dovrebbero mancare, in particolare:

  • la possibilità di modificare/adattare facilmente l’aspetto estetico
  • la possibilità di importare ed esportare i contenuti in un formato portabile
  • l’accessibilità da dispositivo mobile, nativamente o tramite una applicazione dedicata
  • la capacità di adeguarsi a determinati requisiti legali, come quelli legati alla privacy
  • la possibilità di integrarsi con strumenti di terze parti per estendere le funzioni

Sia WordPress che Ghost hanno le caratteristiche indicate, anche se la loro implementazione può risultare in alcuni casi un po’ difficoltosa con l’uno piuttosto che con l’altro.

Ad esempio, scrivere su Ghost da un dispositivo mobile con lo schermo piccolo non è proprio un’esperienza piacevole, mentre WordPress non è esattamente “neutrale” quando si decide di esportarne i contenuti per portarli su un CMS differente.

Scrivere, con piacere

Se il CMS che si è scelto di usare lo permette, lo si può utilizzare per tutte le fasi della scrittura, dalla prima bozza fino al prodotto finale, passando per le versioni intermedie con tutte le annotazioni del caso.

A tal proposito, WordPress è sufficientemente adeguato, anche grazie al suo sistema di versioning integrato. Da questo punto di vista Ghost è ancora un po’ indietro e, sebbene il suo editor sia molto più comodo e piacevole da usare, per esigenze più complesse di quelle di un blog con singolo autore è preferibile utilizzare uno strumento esterno.

Quali strumenti usare?

Quando le esigenze non sono elementari, soprattutto se si lavora a più mani sugli stessi contenuti, per come la vedo io è il caso di lavorare in Markdown e utilizzare un repository Git condiviso. Se non si ha familiarità con questi strumenti, tuttavia, si può ripiegare sui classici word processor o sui servizi in cloud come Google Docs e similari.

Utilizzando questo workflow, una volta raggiunta la versione definitiva del testo, bisognerà portare tutto sul CMS. Potrebbero essere necessari alcuni aggiustamenti per ottenere la stessa resa della versione off line, dato che non sempre il copia&incolla produce lo stesso risultato.

Conclusioni

Questo articolo dimostra in maniera esemplare il mio problema: ho scritto più o meno a braccio, partendo con l’intenzione di raccontare le mie difficoltà con la scrittura e finendo col parlare di tutt’altro (CMS, metodi e strumenti di pubblicazione, ecc.).

Da una parte mi va bene: ho scritto e pubblicato qualcosa. Dall’altra però ho alimentato ulteriormente la mia frustrazione:

  • non ho pianificato la scrittura dell’articolo;
  • non mi sono preparato in alcun modo;
  • non ho sottoposto il testo a nessuna revisione;
  • non ho curato l’aspetto “estetico”;
  • non ho avuto nessuna accortezza per la SEO.

Il risultato è ovviamente mediocre.