Starting over (again)

Cosa sto facendo per migliorare la mia salute ed aumentare concentrazione ed efficienza riducendo o eliminando gli oggetti, reali e virtuali, inutili o superflui.

“Che poi, perché ho messo il titolo in inglese è tutto da capire…”

(me medesimo)

Ennesimo tentativo di far ripartire questo blog, stavolta però dopo aver eliminato tutti gli altri siti e domini superflui e/o inutilizzati. Sto infatti procedendo ad un consolidamento generale di tutti gli strumenti che utilizzo, per applicare quel minimalismo al quale anelo da tempo ma che non ho mai seriamente messo in pratica.

Troppe distrazioni

L’èra dell’informazione e della digitalizzazione, accompagnata dalla diffusione di servizi informatici e dispositivi elettronici a costo sempre più basso, ha cambiato radicalmente le abitudini di ciascuno di noi.
In passato, diciamo fino ai primi anni Duemila, noi della cosiddetta generazione X eravamo ancora piuttosto analogici: molte cose si facevano con carta e penna, gli appuntamenti si annotavano su un’agendina, tanti numeri ed indirizzi email li ricordavamo a memoria, e così via… Diciamo che, tutto sommato, si riusciva a sopravvivere bene con quello che avevamo.

Oggi invece mi trovo (o ci troviamo) a dover combattere con un problema di abbondanza, che non sempre è sinonimo di benessere ed efficienza. Almeno due smartphone, per esempio uno privato e uno aziendale, che però condividono molti dati e funzioni simili. Svariati computer: il portatile aziendale, il portatile privato, il desktop di casa, uno o più Raspberry Pi, altri computer di test per provare questo o quel sistema operativo, il vecchio PowerBook Apple perché ci sono affezionato… insomma, un macello di roba!

Che dire poi delle applicazioni e dei molteplici account su questo o quel servizio. Il famoso SaaS (software as a service), sebbene consenta di togliersi dalla testa parecchi pensieri, aumenta enormemente l’area di diffusione (e dispersione) dei nostri dati. Qualcosa su Google Drive, altro su Dropbox, un po’ di roba su qualche istanza privata di Nextcloud o sul NAS di casa, l’hosting a destra e a manca, GitHub, GitLab, Gitea, DigitalOcean, Linode, Heroku, la mail privata, la mail per i social, la mail usa e getta, e chi più ne ha più ne metta.

Questo proliferare di oggetti, fisici e virtuali, quasi sempre non aumenta la produttività ma al contrario provoca soltanto stress, ansia e difficoltà di gestione.

“Less is better.”

(rico6868)

Tagliare i rami secchi

Davanti a questo groviglio di oggetti sparsi qua e là per il mondo (virtuale), la prima cosa da fare per riprendere il controllo della propria vita digitale è quello di cancellare immediatamente tutto ciò che è inutilizzato o sottoutilizzato.

“Se una cosa non la usi, non ti serve.”

(qualcuno)

Non voglio fare il Marie Kondo della situazione, ma questa è una affermazione universalmente condivisibile.

Pulizia hosting ed email

La prima cosa che ho fatto è stato disattivare l’hosting, e i corrispondenti account di posta, di tutti quei domini Internet inutilizzati da mesi o anni, registrati in corrispondenza di un lampo di genio che avrebbe dovuto portarmi a pubblicare chissà quale sito o sviluppare chissà quale applicazione rivoluzionaria.

Tempo e soldi sprecati!

Poi ho tolto di mezzo tutti i VPS non strettamente necessari e ho imparato a mettere tutte le applicazioni self-hosted di cui (forse) ho reale bisogno su un unico server virtuale, magari aiutandomi un po’ con Docker.

Hardware superfluo

Anche a casa, via tutti i Raspberry Pi accesi a fare nulla; non mi serve un DNS locale, non mi serve un’istanza Nextcloud locale, non mi serve avere un sistema di monitoraggio della rete, non mi serve un IPAM, e così via.

Anche per la parte di network, via tutti i router inutili e gli access-point non necessari; basta il solo modem/router (con wi-fi integrato) che mi connette all’aDSL e un access-point periferico. Alla sicurezza del DNS ci pensa NextDNS per pochi euro all’anno. Soprattutto, basta fare esperimenti a casa e, se proprio devo farli, devono avere una durata molto limitata nel tempo.

Consolidare quel che resta

La parte in cui si taglia, spegne, cancella e butta via è quella più facile. Il difficile invece arriva quando c’è da gestire la duplicazione e scegliere come consolidare le cose.

Posta elettronica

Sto usando diversi account email, ciascuno con i suoi alias; quale devo mantenere? Come posso differenziarne l’utilizzo in maniera consistente? Soprattutto, come procedere per migrare e unificare le varie sottoscrizioni (forum, newsletter, ecc.) sparse sui diversi account?

La mia scelta è stata quella di mantenere tre soli account e di ridurre il più possibile gli alias. In particolare:

  • un account “serio“, collegato ad home banking, SPID e servizi critici; si tratta di un account per il quale pago un abbonamento annuale ad un provider che considero serio e sicuro. Non si tratta di un account Gmail gratuito, per intenderci! Su questo account utilizzo soltanto due alias, che uso per comunicare con altre persone.
  • un account “ufficiale“, collegato in particolare a quei servizi che hanno a che fare con abbonamenti e pagamenti vari, tipo gli acquisti on-line, le pay tv, l’hosting, ecc. Anche questo account è fornito da un provider che considero affidabile, e anche per questo pago un abbonamento annuale. Su questo account ho un alias che uso per l’iscrizione a tutti quei servizi non essenziali e per i quali non sono previsti pagamenti: forum, newsletter, iscrizioni a siti web per lasciare commenti, ecc.
  • un account associato ad un dominio self-hosted, che uso per l’invio e la ricezione di notifiche relative a servizi non essenziali o per tutto quello che concerne il sito stesso.

Calendario

Qui la faccenda è un po’ complicata, perché mi piace mantenere separato il calendario del lavoro da quello relativo ad appuntamenti e impegni privati. Il calendario di lavoro è gestito con un account di un provider che non amo particolarmente, mentre per quello privato ho diverse opzioni: Proton Calendar, Tutanota e il calendario di Nextcloud. In ogni caso, non posso unificarli o sincronizzarli su una stessa applicazione (o forse sì?). Inoltre, Proton Calendar è disponibile in versione mobile solo per Android e non ancora per iOS. Per questo motivo, probabilmente opterò per mettere tutto su Nextcloud

Account social

Altra nota dolente… non amo particolarmente i social network, soprattutto perché hanno la straordinaria capacità di farti perdere una enorme quantità di tempo senza che te ne accorga. Al momento utilizzo sostanzialmente tre social network principali: Twitter, Facebook e Mastodon. Il primo perché ci sono molte persone che trovo interessanti, soprattutto nell’ambito della programmazione e della sicurezza informatica, e quindi rappresenta una buona fonte di informazione. Il secondo mi serve per restare in qualche modo in contatto con quelle persone che vedo raramente o con i quali non ho altri canali di contatto. Il terzo lo uso perché mi piace l’idea del social network pulito, non commerciale, senza pubblicità, federato, decentralizzato e non governato da subdoli algoritmi che decidono al posto tuo cosa vedere e cosa no. L’account Mastodon è stato definitivamente disattivato e rimosso.

In pratica sono tre social network per me disgiunti e quindi impossibili da unificare.

Controllo di versione del codice

Per ospitare quel poco di codice sorgente con cui ho a che fare ho provato diverse opzioni: GitHub, GitLab (SaaS), GitLab su un mini server di casa, GitLab su un VPS e infine Gitea, sempre self-hosted su un VPS. Ho deciso di rimettere tutto sul cloud di GitLab, mantenendo però un account GitHub per un unico motivo: seguire lo sviluppo dell’unico tema Ghost che mi interessa usare e modificare, ovvero Casper. Quando riuscirò ad eseguire il deploy automatizzato del tema usando i runner di GitLab, probabilmente cancellerò anche l’account GitHub.

Programmazione

Non sono un programmatore, però mi piacerebbe imparare a sviluppare applicazioni di vario genere, comprese le applicazioni web. Finito il periodo dell’università, durante il quale programmavo prevalentemente in C, C++ e Java, mi sono via via avvicinato ai linguaggi interpretati. Purtroppo non riesco a trovare pace, e salto continuamente tra Python, Ruby e PHP.

Dopo tanto tempo perso e soldi spesi in corsi e manuali, ho deciso di fermarmi su Ruby, obbligandomi a non prendere in considerazione altri linguaggi finché non avrò imparato bene questo. Nell’ambito di Python si sarebbe il problema del framework per lo sviluppo web; qui la scelta è tra Flask e Django. Con Ruby la scelta è quasi obbligata verso Rails, quindi una cosa in meno da decidere!

Varie ed eventuali

Ci sono sicuramente ancora tante altre cose che posso eliminare o unificare, ma anche cose che per ovvie ragioni dovranno continuare ad essere separate e duplicate. In particolare tutto quello che riguarda il lavoro dovrà rimanere confinato e segregato in una sua bolla, per evitare contaminazioni e poter “staccare” completamente quando esco dall’ufficio. A questo proposito ci sarebbe la questione del cosiddetto “diritto alla disconnessione”, ma non è questo il momento di affrontare il discorso.

Evitare di ricadere nel tranello

Bene, giusto a questo punto posso dire di trovarmi sulla strada giusta. Tuttavia bisogna sempre prestare attenzione ed evitare di cedere a certi impulsi deleteri. Una nuova applicazione di messaggistica, la registrazione di un nuovo dominio o la tentazione di acquistare un nuovo computer o telefonino.

Per resistere è necessario mantenere un alto grado di consapevolezza, sviluppare l’autocontrollo e coltivare delle sane abitudini che aiutino a non uscire fuori strada.